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Archivio per la categoria ‘carcere’

Aggiornamenti sull’operazione “Prometeo”

12 Luglio 2019 Commenti chiusi

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Apprendiamo in data 8 luglio 2019 che l’anarchico Giuseppe Bruna è stato trasferito dal carcere di Alessandria a quello di Rossano Calabro. Il compagno è stato arrestato il 21 maggio assieme a Natascia e Robert per l’operazione repressiva “Prometeo”. Ricordiamo che recentemente anche Robert è stato trasferito (da Terni a Bancali, in Sardegna), mentre Natascia resta prigioniera all’Aquila. Quindi gli indirizzi divengono i seguenti:

Giuseppe Bruna
C. R. di Rossano Calabro
Contrada Ciminata, snc
87064 Corigliano-Rossano (CS)

Natascia Savio
C. C. de L’Aquila
via Amiternina, n. 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila

Robert Firozpoor
C. C. di Sassari – Bancali
strada provinciale 56, n. 4
Località Bancali
07100 Sassari

Comunicato fine sciopero della fame di Anna, Silvia, Nat – “Un coup de dés”

12 Luglio 2019 Commenti chiusi

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Che la vita sia una partita a dadi contro il destino lo scrisse un poeta, che agli anarchici piaccia giocare lo sappiamo. Una prima partita l’abbiamo conclusa. Un mese per tastare il terreno ed annusare i confini della gabbia, un mese di sciopero della fame per far capire che siamo materiale difficile da inscatolare.

Al trentesimo giorno sospendiamo con il proposito di tornare con maggior forza. Un primo bilancio positivo è nella solidarietà viva, spontanea, immediata dentro e fuori le carceri, che ha sollevato chiaro e forte il problema.

Da dentro: un mese in sciopero anche Marco e Alfredo in AS2 ad Alessandria e Ferrara, a cui si è aggiunta Natascia al suo arrivo a Rebibbia e con cui abbiamo proseguito una volta arrivata qui, poi altri compagni, Stecco, Ghespe, Giovanni, Madda, Paska e Leo.

Da vicino: abbiamo sentito le battiture dal 41bis femminile e maschile aquilani, musica che rompe il silenzio di questa fortezza montana e a cui abbiamo risposto e continueremo a rispondere finché dureranno, solidali con quante e quanti subiscono da anni sulla propria pelle questo regime infame.

Da fuori: azioni dirette, incursioni informative, azioni di disturbo in giro per l’Italia e nel mondo hanno fatto da megafono a qualcosa che non è un gioco: differenziazione carceraria, circuiti punitivi, affinamento delle strategie repressive, in chiave anti-anarchica e non solo. Non è nulla che non conoscessimo e manteniamo la consapevolezza che dentro come fuori le scintille pronte a propagarsi sono ovunque, questo ci dà forza e determinazione.

È solo un inizio che speriamo sia stato un’iniezione di fiducia nelle potenzialità e nella forza che portiamo, dentro e fuori, con noi.

L’Aquila, 28 Giugno 2019
Silvia, Natascia, Anna

Aggiornamento sugli anarchici in sciopero della fame (28-29/06/2019)

12 Luglio 2019 Commenti chiusi

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Oggi, 28 giugno 2019, le tre compagne anarchiche rinchiuse nella sezione A.S.2 del carcere di L’Aquila, hanno posto fine allo sciopero della fame iniziato dalle stesse Silvia e Anna lo scorso 29 maggio, facendone comunicazione ufficiale all’istituto penitenziario.

Hanno anche scritto una dichiarazione di conclusione dello sciopero che hanno spedito via posta ad alcune realtà di movimento.

In vista di un’udienza che si terrà presso il tribunale di Torino il prossimo 2 luglio, che vede imputata con altri/e anche Silvia alla quale è stata autorizzata la presenza in aula, comunichiamo che il suo trasferimento è avvenuto già oggi.

Anna e Natascia proseguiranno nei prossimi giorni la protesta tramite battitura, unendosi a quella ancora in corso nelle sezioni di 41bis.

A breve le dovute considerazioni.

Da colloquio svolto con Marco stamattina apprendiamo che, venuto a conoscenza dell’interruzione dello sciopero della fame da parte delle compagne che l’avevano iniziato a L’Aquila, ha deciso di porre fine anche al suo. Oggi stesso riprenderà il cibo dal carrello.

Giuseppe, trasferito da poco in quella stessa sezione, ha iniziato ieri uno sciopero della fame perché si sblocchi l’isolamento in cui ancora lo tengono. Protrarrà il rifiuto del cibo fino a lunedì. Attenderà poi una settimana, al termine della quale, se non saranno cambiate le condizioni, valuterà in che termini riprendere la protesta.

Aggiornamenti sugli anarchici arrestati per l’operazione “Prometeo” (25/06/2019)

27 Giugno 2019 Commenti chiusi

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Dopo gli arresti del 21 maggio 2019 per l’operazione repressiva “Prometeo”, Robert e Beppe sono stati rinchiusi nel carcere di Opera a Milano fino al 21 giugno, mentre Natascia è stata rinchiusa in Francia [sulla sua carcerazione in Francia leggere a questo link: https://roundrobin.info/2019/06/operazione-prometeo-due-parole-in-piu-sullarresto-di-natascia-a-bordeaux/].

Nel carcere di massima sicurezza di Opera Robert e Beppe hanno passato un intero mese in isolamento nella sezione 41bis, non essendoci una sezione AS2 [“Alta Sorveglianza 2”], con solo un’ora al giorno di “socialità” potendosi vedere tra loro, e il resto della giornata col blindo chiuso. Questo regime “illegale” è stato segnalato a giudice, PM e garante dei detenuti, tanto più che non era stato richiesto l’isolamento dal giudice, ma nulla è cambiato per un mese.

Sabato 25 maggio un caloroso saluto di solidarietà sotto il carcere è stato sentito e accolto di cuore.

Sono stati autorizzati i colloqui a chi per ora ne ha fatto richiesta; lettere e libri sono stati ricevuti e mandati anche se a rilento, hanno ricevuto denaro e pacchi con vestiti e cibo con qualche aggiunta arbitraria di divieto di passaggio di alcune cose da parte delle guardie (a quanto pare del riso bianco cucinato e dei libri con foto di paesaggi montani sono risultati incomprensibilmente incriminati). In particolare, Beppe ha ricevuto diversi maltrattamenti dalle guardie, tra cui insulti omofobi, mancato accesso alle docce per 3 giorni, non gli è stato portato il vitto per almeno due volte e dopo il colloquio è stato fatto rimanere da solo per almeno due ore in una stanzetta prima di essere riportato in cella.

Intorno al 13 giugno Natascia è stata estradata in Italia, nel carcere di Rebibbia. Le compagne hanno mandato soldi e pacchi di prima necessità; aveva una compagna di cella, e dopo aver protestato era riuscita ad ottenere di avere almeno il blindo aperto. Successivamente è stato fatto il primo interrogatorio, ha potuto svolgere i colloqui con l’avvocato da lei scelto dopo l’infausto episodio dell’avvocato d’ufficio in Francia, ha chiesto notizie dei/le compagni/e rinchiusi/e in sciopero della fame, una rassegna stampa sull’operazione Prometeo e dei libri. Alcuni giorni dopo anche Natascia ha aderito allo sciopero della fame [iniziato da Anna e Silvia il 29 maggio nel carcere dell’Aquila]. Intorno al 21 giugno è stata trasferita all’Aquila.

Il 19 giugno c’è stato il riesame per Robert e Beppe e due giorni dopo, venerdì 21, hanno avuto un colloquio con l’avvocata. Già dal giorno dopo si è avuto notizia del trasferimento di Beppe ad Alessandria, e lunedì la conferma del trasferimento di Robert a Terni. Il 24 giugno è arrivata la risposta ufficiale del riesame che conferma le misure cautelari in carcere.

Hanno ancora tutti/e e tre la censura della posta per quanto riguarda i “contenuti politici”.

Ribadiamo la nostra solidarietà, e invitiamo tutti/e i/le complici e solidali a continuare ad esprimerla, anche inviando telegrammi, lettere, libri, che aiutano a tenere alto lo spirito dei/le nostri/e prigionieri/e.

Libertà per Robert, Natascia e Beppe!
Non un passo indietro, nessun rimorso.

I nuovi indirizzi a cui scrivere sono:

Natascia Savio
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila

Robert Firozpoor
C. C. di Terni
via delle Campore 32
05100 Terni

Giuseppe Bruna
C. C. di Alessandria “San Michele”
strada statale per Casale 50/A
15121 Alessandria

Anarchici arrestati in provincia di Brescia il 22 maggio 2019

17 Giugno 2019 Commenti chiusi

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Il 22 maggio 2019 è stato arrestato il compagno anarchico Juan, latitante e ricercato da circa due anni per alcune condanne definitive. Sono state perquisite due abitazioni in provincia di Brescia e due abitazioni di genitori di un compagno e una compagna nell’hinterland bresciano. E’ stato arrestato anche un altro compagno (Manu), inizialmente fermato ed il cui arresto è stato poi convalidato (anch’esso è stato portato nel carcere di Brescia), accusato di “favoreggiamento personale” (art. 378 c. p.), con l’aggravante di “favoreggiamento alla sottrazione dell’esecuzione della pena” (in riferimento alla latitanza di Juan). Nei giorni seguenti sono avvenute altre perquisizioni presso le stesse abitazioni già perquisite. Inoltre Juan è accusato di un attacco esplosivo contro una sede della Lega Nord (agosto 2018, Treviso), con le accuse di “strage” e “attentato con finalità di terrorismo”. Per queste accuse avrebbe ricevuto una notifica di custodia cautelare in carcere. Ad inizio giugno sono stati trasferiti nelle carceri di Terni e Monza (Juan si trova in una sezione AS2).

INDIRIZZI PER SCRIVERE AI COMPAGNI

Juan Antonio Sorroche Fernandez
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni

Manuel Oxoli
C. C. di Monza
via S. Quirico 6
20900 Monza (Mb)

Sulla sentenza Scripta Manent

19 Maggio 2019 Commenti chiusi

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Il 24 aprile la corte d’assise di Torino ha emesso la sentenza di primo grado per il processo Scripta Manent.
Alfredo è stato condannato a 20 anni, riconosciuto responsabile di possesso e trasporto di esplosivo in relazione all’ordigno al Parco Ducale ai RIS di Parma del 2005 (assolto dal reato di attentato perché “reato impossibile” in quanto l’interruttore dell’ordigno era spento), del plico esplosivo inviato all’allora sindaco di Bologna Cofferati nel 2005 (condannato per l’attentato più possesso e trasporto di esplosivo), degli attacchi con ordigni multipli alla scuola allievi carabinieri di Fossano nel 2006 e nel quartiere Crocetta a Torino nel 2007 (reato di strage aggravata dal fatto che l’obiettivo sarebbero state le forze dell’ordine; caduta l’aggravante della motivazione politica), dell’invio di plichi esplosivi all’allora sindaco di Torino, Chiamparino, al direttore del giornale Torino Cronaca, Giuseppe Fossati, e al COEMA edilità nel 2006. E’ inoltre indicato come promotore della FAI, riconosciuta come associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ caduta l’aggravante della transnazionalità.

Anna è stata condannata a 17 anni per gli ordigni alla Crocetta e Fossano e per i plichi esplosivi del 2006, oltre che per associazione sovversiva con finalità di terrorismo come promotrice della FAI.

Nicola è stato condannato a 9 anni per associazione sovversiva con finalità di terrorismo.

Marco e Sandro sono stati condannati a 5 anni per partecipazione ad associazione sovversiva con finalità di terrorismo.

Assolti tutti gli altri imputati. Tutti i condannati rimangono in carcere, mentre viene scarcerato Danilo e Valentina esce dai domiciliari.

La corte ha 90 giorni di tempo dal 24 aprile per scrivere le motivazioni della sentenza.

Testo dal carcere di Anna Beniamino

8 Maggio 2019 Commenti chiusi

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Una lettera dal carcere dell’Aquila di Anna che ci racconta dettagliatamente l’organizzazione delle giornate nei moduli femminili AS2 e l’assurdita’ del mondo carcerario.

Cronache di viaggio e atterraggio nel Regno dell’Aquila [Italia]

Sveglia anticipata sabato 6 aprile: trasferimento in 3 dall’AS2 di Roma Rebibbia con destinazione L’Aquila. In pratica la sezione AS2 a Rebibbia è stata chiusa nei giorni successivi al nostro trasferimento, e si può ipotizzare un suo cambio d’uso in AS3, visto il sopraffollamento in cui vivevano le detenute accusate e/o condannate per 416 c.p. (una cosa analoga era avvenutaa nel marzo 2017 quando l’intera AS2 femminile – comuniste e anarchiche – di Latina era stata spostata a Rebibbia, convertendola poi in AS3). Quella in cui ci troviamo ora l’AS2 abruzzese, che ha il triste primato di essere ormai l’unica sezione di Alta Sicurezza femminile, classificata AS2, sull’italico suolo. Si tratta di una microsezione di 4 celle singole, chiamata “sezione gialla”, uno spazio configurato e utilizzato in passato come 41bis femminile, e che ora ospita oltre a noi “nuove giunte” (mi si perdonino gli eccessi di terminologia galeotta, ma questo è), anche una prigioniera di religione musulmana classificata AS2: quest’ultima, dopo la liberazione a febbraio delle altre 2 recluse nella sezione, è stata più di 20 giorni in isolamento, per cui si può presumere che il nostro arrivo sia servito a togliere dall’imbarazzo il DAP per questa sua condizione. Sin dall’inizio è risultata evidente una gestione militaresca e demenziale da parte dei GOM (è loro, qui a L’Aquila, la gestione della sezione), che vorrebbero applicare il rigore e il controllo propri del 41bis. D’altra parte la galera aquilana ospita 41bis maschile e femminile (dove è murata viva da anni l’unica prigioniera comunista classificata in questo regime), una REMS, sezioni di AS3, la nostra di AS2 e una sezione di “comuni”, una ventina, che fungono da lavoranti visto che il resto del carcere è blindato. La prima mossa della direzione è stata il tentativo di una barocca applicazione dell’articolo 18 o.p. sulla censura della corrispondenza e della stampa, spiegata da un’ispirata ispettrice GOM e giustificata dal fatto che l’AS2 preveda in automatico la censura (questione che spetta invece non al carcere, ma all’autorità giudiziaria di competenza di ognuna di noi), arrivando anche all’assurdo di un’eventuale valutazione di applicazione di 41bis per qualcuna di noi. Le motivazioni che ci sono state fornite sono sintomo di una (patologica) mania di onnipotenza, di potere, che coinvolge tutta la scala gerarchica, dalla direttrice all’ultima agente.
Dopo una settimana di blocco effettivo della corrispondenza in entrata e uscita, contornato da discussioni con divise di ogni ordine e grado, è emerso che la c.c. de L’Aquila, più realista del re, aveva chiesto ai vari tribunali di competenza suddetta censura di quotidiani “per evitare contatti con la zona di provenienza criminale”, e della corrispondenza vista l’allerta dei “superiori uffici del DAP ad estendere un maggior controllo e monitoraggio sulla corrispondenza della detenuta in oggetto, soprattutto in questo momento storico che vede coinvolta l’Europa tutta in una serie di attentati terroristici”: è insomma censurabile sia la stampa della zona di provenienza (sic) che qualsiasi scritto dell’universo mondo. Dopo richieste di delucidazioni, il capolavoro della logica è stato svelato: era una semplice richiesta prestampata. Peccato che appunto i criteri valutativi della censura siano quelli del 41bis, secondo i quali fra l’altro, è previsto il concreto ritaglio degli articoli del quotidiano, che viene mondato dalle notizie pericolose.
Sono continuate nei giorni successivi a emergere altre usanze tipiche del 41bis, la cui continua contestazione provoca una manciata di rapporti disciplinari, pratica locale molto in voga: ne abbiamo totalizzati 9 nella prima settimana, 6 nella seconda, per futili motivazioni e arbitrarie, se non inventate, interpretazioni. Tali usanze riguardano l’uso maniacale del metal-detector ad ogni ingresso e uscita dalla cella, dal passeggio, dalla socialità, senza dimenticare quelli della doccia – se ne contano dalle 12 alle 16 volte; l’impossibilità di avere CD e lettore e di ascoltare musica (sono utilizzabili solo per misteriosi e non meglio specificati “motivi di studio”); il numero di libri permessi in cella, solo 4, con l’aggiunta del Corano o altro testo religioso e Codice Penale (alla richiesta di sostituire breviari religiosi o penali con qualcosa di più consono… i GOM dimostrano scarso senso dell’umorismo); il numero contingentato di vestiario in cella, oltre che di generi di uso e consumo, quel poco d’altro che si può avere, viene tenuto in un armadietto esterno a cui si accede sotto controllo visivo e conteggio da parte delle guardie tramite apposita tabella; l’impossibilità di portare all’aria carta e penna; l’ordine, il controllo, la conta da parte delle GOM, che contano minuziosamente ogni cosa e aggiornano le loro debite liste di tutti gli oggetti tenuti in cella e nel magazzino, e verificati nelle due perquisizioni settimanali. Il passeggio dell’aria è di pochi metri (8×10), e la cosiddetta “socialità” è una barzelletta di cattivo gusto che dovrebbe assolvere negli stessi orari e nella stessa stanzetta spoglia (una ex sala colloqui) le funzioni di socialità (c’è solo un tavolino con 4 sedie), palestra (c’è solo una cyclette), e luogo di preghiera. Lo spezzettamento della giornata imposto (ore 7 apertura blindo, 7:15 ritiro posta, 7:30 carrello colazione, 8 battitura, 9/11 aria, 11:30 vitto, 12/13 condivisione pranzo, 13/15 socialità, 15 battitura, 15:30/17:30 aria, 17:30 vitto) assieme al controllo visivo pressoché continuo, dato l’obbligo del blindato aperto fino alla chiusura alle 20, tranne un’ora e mezza un cui è consentito accostarlo dopo pranzo, sono tipici di un carcere caserma. Insomma, se la sezione AS2 risulta non avere un regolamento vero e proprio, ha di fatto adottato norme da 41bis con le relative pressioni, ovviamente senza chiamarlo come tale (l’unico regolamento interno della gabbia aquilana risale al 2002, periodo fra l’altro in cui i circuiti di AS non erano ancora stati istituiti), ma modificandone solo alcuni aspetti, come ad esempio poter tenere in cella il fornelletto anche dopo le 20, o poter condividere il pranzo.

Per quel che riguarda la convivenza, dopo qualche giorno “blasfemia”, o meglio ateismo anarchico e religione sono parsi ben poco compatibili per la detenuta musulmana, che ha chiesto il trasferimento per “incompatibilità”, per cui la direzione se la risolve per ora con un divieto d’incontro particolarmente odioso e ridicolo viste le ridotte dimensioni della sezione, che cerchiamo di contrastare vista la condizione di isolamento di fatto. Il tentativo di sperimentazione carceraria applicato dal DAP pare traballare, vista l’ingestibilità ammessa dalle stesse guardie locali.

Ultima nota di colore: non riuscendo ad applicare la censura, almeno a chi non l’aveva già, la direzione ha comunque disposto il trattenimento del temutissimo, a quanto pare, libro “Cucinare in Massima Sicurezza”. Viene da chiedersi cosa mai disporrà la “competente” Autorità Giudiziaria.

Non c’è comunque da stupirsi della brutale stupidità dell’istituzione totale, soprattutto quando questa si manifesta chiara, palese nella sua ottusità.
Quello che però abbiamo avuto modo di tastare con mano è quanto sia sempre utile gridarglielo in faccia.

Dalla sezione AS2 aquilana

Russia: Aggiornamenti dal processo contro gli anarchici (19/04/2019)

6 Maggio 2019 Commenti chiusi

Da Anarhija.info

Il 19 aprile l’anarchico Evgenij Karakašev di Eupatoria [Crimea, ndt] è stato condannato dal tribunale distrettuale militare della Ciscaucasia, a Rostov sul Don, per istigazione al terrorismo attraverso il social network russo “Vkontakte”.

Il tribunale lo ha condannato a 6 anni di carcere. Gli è anche stato vietato di gestire siti internet per 2 anni. Evgenij Karakašev ha reagito tranquillamente al verdetto. La procura russa aveva chiesto 9 anni di carcere per Karakašev. Il suo avvocato presenterà ricorso contro la decisione del Tribunale militare.

Questa è sola l’ultimo di una serie di episodi nei quali FSB [Servizio Sicurezza Federale, ntd] ha fatto uso sistematico della tortura per costringere gli arrestati a firmare confessioni false in modo da fabbricare “cospirazioni terroriste” coinvolgendo gli attivisti.

Il 1° febbraio 2019 gli agenti del FSB, l’apparato russo per la sicurezza statale, discendente dal KGB, hanno arrestato una dozzina di persone in tutto il paese, nell’ultima ondata della loro campagna repressiva contro gli anarchici accusati. Dopo averli brutalmente torturati nel corso delle successive 24 ore, per costringerli ad accettare le dichiarazioni incriminanti, ne hanno rilasciati 11. Il dodicesimo arrestato, Azat Miftakhov, era temporaneamente scomparso all’interno del sistema legale, mentre il FSB aveva continuato a torturarlo e impedendo l’accesso del suo avvocato.

[NdT: per informazioni e/o sostegno scrivere a Croce Nera Anarchica Mosca abc-msk@riseup.net]

avtonom.org

Elenco prigionierx

1 Maggio 2019 Commenti chiusi

Non riuscendo a seguire tutte le cose che succedono vi segnalo questo link per restare aggiornatx.

Riprendo dal blog insuscettibile di ravvedimento

Condanne Scripta Manent + Testo

26 Aprile 2019 Commenti chiusi

Fonte

Condannati i compagni anarchici:

Alfredo Cospito ad anni 20

Anna Beniamino ad anni 17

Nicola Gai ad anni 9

Alessandro Mercogliano e Marco Bisesti ad anni 5.

Assolti gli altri imputati. 

Segue testo di Gioacchino Somma

Era tutto pronto fin dal mattino: giornalisti e dirette tv sulla tv nazionale…

Non si è fatto mancare nulla il miserabile magistrato di Torino, Roberto Sparagna, per mettere pressione su una banda di altrettanti miserabili (o giuria popolare capitanata dal giudice Alessandra Salvadori).

Un povero demente in cerca di visibilità che dopo aver traslocato dalla procura antimafia a quella per terrorismo, è riuscito ad arrivare dove per decine di anni altri miserabili dei suoi colleghi hanno fallito: associazione sovversiva con finalità di terrorismo.

Già me lo vedo tra qualche giorno seduto sulle poltrone di casa Vespa a “Porta a Porta”, in compagnia di qualche criminologa fallita a raccontare cosa sia l’anarchismo e come si divide in gruppi, gruppetti, buoni e cattivi e le sue gesta eroiche contro la F.A.I.-F.R.I.

Vorrei ricordare al miserabile sostituto procuratore che nonostante le pene elevate che hai ottenuto contro i nostri compagni, fratelli e sorelle Alfredo, Nicola, Anna, Marco e Alessandro, hai vinto una piccola battaglia… la guerra contro lo Stato ed i miserabili come te sarà lunga.

Sono cosciente che queste poche righe andranno ad aggiungersi ad un’altra quantità di merda che vomiterai sui prossimi atti giudiziari in corte d’appello, ma non è mio problema…

Non pensare mai che mi togli il sonno con le tue minacce perché già c’hanno provato i tuoi colleghi inquisitori in passato, e se oggi tu parli di me vuol dire che resto sempre in piedi e non arretro di mezzo millimetro. Inoltre continuerò a fare quello che so fare di meglio: prendere il tuo bel piano di merda e ribaltartelo contro.

Alfredo, Nicola, Anna, Marco e Alessandro non li vedrete mai seppelliti nei vostri lager!
Loro sono con noi ogni giorno, ora, minuti e istanti, e non mancheremo mai di fargli sentire il nostro calore, la nostra solidarietà e la nostra complicità fino a quando non li avremo di nuovo tra noi.

Questo sarà per loro e per tantissimi altri compagni anarchici detenuti in ogni lager del mondo.
Questo sarà fino a quando delle vostre istituzioni e delle vostre carceri non rimarranno che le ceneri.

Per sempre nemico vostro!
Per l’insurrezione, per l’Anarchia.

25/04/19
Somma Gioacchino

Repubblica Ceca: Cos’è l’operazione Fenix II?

19 Aprile 2019 Commenti chiusi

FONTE

Le prime accuse sono arrivate nell’aprile 2015: cominciava così la prima parte dell’operazione Fenix. Nel marzo 2018, la Corte suprema di Praga ha lasciato cadere tutte la accuse contro tutte le persone coinvolte in questo caso. Nel frattempo, è cominciata la seconda parte di Fenix. Questo testo spiega di cosa si tratta.

Dalla prima alla seconda parte

Quando la polizia ha lanciato l’operazione Fenix, alcuni media hanno annunciato che la SRB (Rete di Cellule Rivoluzionarie) era stata dispersa. Ciononostante, i sabotaggi e gli attacchi incendiari sono continuati, il loro numero è aumentato. È presto diventato ovvio che sarebbe stato difficile associare gli accusati a queste azioni, così la polizia ha incominciato ad “investigare”.

Si sono concentrati sugli interrogatori, sulle analisi del materiale sequestrato durante le perquisizioni ed anche sulle filature dei compas. Fra questi vi era pure l’anarchico Lukáš Borl, che ha deciso di entrare in clandestinità alla fine dell’estate, a causa delle vessazioni da parte della polizia ai suoi danni ed ai danni dei suoi cari. Nell’inverno 2016, la polizia ha spiccato un mandato di cattura contro Lukáš, descritto come armato e pericoloso. A partire da quel momento, possiamo parlare dell’inizio dell’operazione Fenix II.

Il 4 ottobre, Lukáš è stato arrestato a Most dal poliziotto Zdeněk Prošek. Questi gli ha letto i capi d’imputazione, di cui Lukáš era stato accusato molti mesi prima, in sua assenza. Lukáš ha scoperto solo in quel momento di cosa si trattava.

Lukáš era stato accusato della “creazione, sostegno e propaganda di un movimento tendente alla soppressione dei diritti e delle libertà pubbliche”. Secondo la polizia, era all’origine della Rete di Cellule Rivoluzionarie (SRB), aveva partecipato ad alcune sue azioni, scritto alcuni dei comunicati della SRB e li aveva pubblicati tutti sul sito internet Asociaice Alerta. Gli inquirenti sostengono inoltre che sarebbe responsabile di quattro distruzioni di proprietà privata. In due casi si tratta di incendi di macchine della polizia. In un caso si tratta si un attacco incendiario contro l’entrata di un negozio. L’ultimo è una scritta su un muro della prigione Ruzyně, a Praga. Per finire, la polizia sostiene che ha ricattato il proprietario del ristorante Řízkárna, conosciuto per non pagare i suoi dipendenti. Più tardi, hanno a Asociaice Alerta aggiunto l’accusa di falsificazione di documenti. In particolare di una carta d’identità polacca, che Lukáš aveva con sé al momento dell’arresto.

Lukáš ha passato più di sei mesi in detenzione preventiva a Litoměřice. Diverse settimane dopo che era uscito di galera, il 9 giugno 2017, la polizia ha messo sotto accusa altre quattro persone: ecco il caso Fenix II.

Vi sono coinvolti anche Martin Ignačák e Petr Sova, accusati – poi assolti – nel caso Fenix I. Gli altri imputati sono l’anarchico Lukáš Novák e l’ecologista Tomáš Zelený. Sono tutti accusati di una serie di sedici capi d’imputazione.

Si tratta di nuovo dell’articolo a proposito della creazione, sostegno e propaganda di un movimento tendente alla soppressione dei diritti e delle libertà pubbliche. Questa volta la polizia non dice che i cinque fanno parte della SRB, ma tre di loro sono accusati di aver sostenuto e fatto della propaganda per la SRB online. Secondo la polizia, Petr Sova ne ha pubblicato dei comunicati su Facebook e sul sito di Voice of anarchopacifism. Tomáš Zelený li avrebbe pubblicati sul sito Green Action e Lukáš Novák sul sito di Anarchocommunist alternative. Martin Ignačák e Lukáš Novák avrebbero pure loro fatto della propaganda per un movimento tendente alla soppressione dei diritti e delle libertà pubbliche, diffondendo delle pubblicazioni con testi sull’anarchismo insurrezionale, sulla Federazione Anarchica Informale (FAI), sulla Cospirazione delle Cellule di Fuoco e delle traduzioni di testi di Alfredo Bonanno.

Cosa può succedere

Le cinque persone coinvolte nel caso Fenix II sono accusate di delitti le cui pene vanno dai 3 ai 10 anni di prigione. Lukáš Borl ha qualche accusa in più, per altri delitti. Non ci facciamo illusioni e sappiamo che il sistema giuridico può essere cieco, crudele ed iniquo. Ma anche se la polizia minaccia della gente di lunghe condanne, non hanno molto in mano per realizzare tali minacce. Sembra più probabile che Fenix II finisca in una pagliacciata, come la prima parte. Con un po’ di fortuna e di capacità da parte nostra, anche questa volta gli inquirenti si copriranno di ridicolo. Non serve a nulla scrivere a proposito delle loro speculazioni e del modo per smascherarle. Aspettiamo il processo, che sarà sicuramente un altro teatrino.

Guardando la mole degli atti e la lunghezza dell’inchiesta, sembrerebbe che si tratti di qualcosa di davvero grosso. Ma a volte le cose non sono come sembrano. Gli atti sono pieni di sciocchezze e gli inquirenti non hanno fatto nulla per mesi. Le procedure preparatorie erano già finite nell’estate 2018 e nel dicembre 2018 la Procura ha deposto le accuse al tribunale di Most. Il processo si terrà l’8, il 10 ed il 12 aprile 2019. Per quanto ne sappiamo, vi è un certo imbarazzo all’interno di polizia e Procura. Si tratta probabilmente della ragione per cui hanno scelto la tecnica dell’usura. Sanno che con quello che hanno in mano è difficile mandare qualcuno in galera. Ecco perché mantengono le persone sotto processo nel dubbio, sotto stress ed in tensione. La pressione non si fa sentire solo dagli accusati. Vi è un messaggio che vuole scoraggiare tutti quelli che resistono al sistema politico presente. Un avvertimento che dice: “Tieni la testa china, altrimenti ti troverai di fronte agli stessi inconvenienti”.

(tradotto da guerresociale)

Intervista al prigioniero anarchico Nikos Romanos.

31 Marzo 2019 Commenti chiusi

COME TI STA CREANDO DANNI LA NUOVA INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE TERRORISTA?

Nikos Romanos: Questa condanna ha un effetto significativo fra di noi , il che significa che alcuni di noi , passeranno 2 o 3 anni in piu in prigione. Tenendo conto che gia ne abbiamo passati cinque, questa condanna deve connsiderarsi come un tentativo di creare uno stato permanente basato sulla legge “antiterrorista” (187A). Nell’applicazione questa legge ha il proposito di generare lo spettro di nemici interni.

Con sentenze disumanizzanti, le nuove interpretazioni repressive e le applicazione arbitrarie della legge 187A e la criminalizzazione dell identita politica anarchista, costituiscono una rete di repressione penale che avvolge metodicamente il movimento anarchista e i suoi militanti incarcerati.

Questa specifica convinzione non si deve intendere come un attacco contro gli individui. Ma dobbiamo riconoscerlo come la continuazione della politica nazionale antiterrorista greca, che ha come obbiettivo decapitare il movimento anarchico in tutto il suo insieme.

Lo stato sta approfittando della frammentazione e la mancanza di un’analisi radicale che caratterizzi tanto il movimento come la societá in generale per intensificare i suoi attacchi.

LA CONDANNA PER TERRORISMO INDIVIDUALE E LA PRIMA DI QUESTO TIPO IN GRECIA . LA LEGGE 187A DELIBERATAMENTE CONTRO IL TERRORISMO LASCIA MOLTO SPAZIO AFFINCHE OGNI GIUDICE FACCIA LA SUA PROPRIA INTERPRETAZIONE, IL CHE ESPANDE UN ARSENALE CHE LO STATO HA A SUA DISPOSIZIONE PER POTER REPRIMERE . COME DOVREMMO RISPONEDER A QUESTO TIPO DI LEGGI, E LE ALTRE SENTENZE COME LA TUA E COSA POSSIAMO ASPETTARCI DAL FUTURO ?

Nikos Romanos: Quello che più sostenta lo stato e la natura politica della legge 187A é che legalizza tutte le interpretazioni possibili dell’articolo. Essenzialmente, stiamo parlando di una legge che aumenta praticamente il dogma della guerra contro il terrorismo degli Stati Uniti. Questa legge riempie il cammino di una caccia alle streghe rivolta a tutti i nemici interni e a tutti quelli che sono visti come una minaccia per lo stato e tutti gli interessi capitalisti.

Riguardo la nostra risposta a questi processi, credo che per per prima cosa dobbiamo renderci conto che necessitiamo di un movimento sovversivo organizzato. Un movimento che sia capace di destabilizzare e abbattere lo stato e i piani dei padroni capitalisti e dei loro burattini politici nelle nostra regioni.

Per essere più precisi dobbiamo cominciare un processo di autocritica che analizzi i nostri errori, le nostre mancanze, e le nostre debolezze organizzative. Queste autocritica non deve allontanarci ne tanto meno dar spazio al pessimismo o la disperazione. Il nostro obbiettivo deve essere acutizzare la lotta sovversiva in tutte le forme che può prendere, per trasformarla in una pericolo costante per qualsiasi governante. Parte di questo processo è ricostruire la nostra memoria storica, che possa servire d’appoggio per le strategie di lotte che decidiamo usare. Dovremmo ricominciare a parlare sulle differenti forme di violenza rivoluzionaria. La pratiche dell’illegalismo rivoluzionario e la necessità di diffonderle nel movimento per superare la “politica” (nel senso rozzo e civile della parola, che hanno infettato i nostri circoli). Questa conversazione sarà vuota e senza effetto se non sarà connessa con le iniziative politiche dei compagnx, per riempire i vuoti politici nelle nostre pratiche e migliorare le nostre prospettive sulla base delle nostre conclusioni. La migliore risposta agli attacchi giudiziari contro il movimento é assicurarsi che coloro che le promuovono paghino un alto costo politici a riguardo. Questo dovrebbe portarsi avanti verso tutta la piramide delle autorità: tuttx dagli investigatori politici della repressione fino agli individui che le fomentano, dovrebbero pagare la responsabilità della repressione del movimento.

Questa risposta è parte del contesto storico più ampio del nostro tempo. La nostra è una proposta politica. In risposta alle guerre internazionali, proponiamo nulla di meno che una guerra di liberazione nelle metropoli capitaliste, una guerra di tuttx contro tutto ciò che promuove il capitalismo.

COME COLPISCE QUESTA NUOVA INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE AX COMPAGNX CHE STANNO NELLA LOTTA MA FUORI DAL CARCERE E CHE STANNO PENSANDO IN UN’AZIONE MILITANTE?

Nikos Romanos: Questa decisione crea un precedente negativo che aumenterà lo spettro della repressione criminale contro gli anarchicx che passano all’azione e provano la disgrazia di essere catturaratx e convertitx in prigionierx dello stato greco. Essenzialmente quello che d’accordo con questa interpretazione della legge é che si criminalizza l’identita politica anarchica. Nelle parole del nostro pm d’appello “che altro potrebbero essere questi atti, oltre che terroristi, giacché sono anarchici?”. Con la nuova interpretazione del terrorismo individuale non é più necessario che i meccanismi giudiziari intentino associare l’accusato con l’azione di un’organizzazione rivoluzionaria, come succedeva in passato. L’identitá politica di unx e prendere una posizione intransigente in tribunale saranno sufficienti perché una persona sia condannata come “terrorista individuale”. Chiunque decide combattere secondo i principi dell’anarchia potrà essere condannata come terrorista facilmente come come vorranno. Più in la delle stesse leggi stabilite dalla legittimatá civica.

Chiaramente questo non deve portare alla disperazione. Al contrario, é una ragione in più per intensificare le nostre lotte contro il dominio capitalista. Chiunque che armi la propria coscienza per buttar giù il brutale ciclo di oppressione e sfruttamento, diverrà l’obiettivo di un trattamento vendicativo e autoritario da parte del regime. Ció non significa che rinunceremo alle nostre lotte, nelle sale delle udienze e o in qualsiasi altro posto.

Il fatto che l’anarchia sia un obbiettivo della repressione statale, anche se in un momento di sua ritirata, dovrebbe essere una fonte di onore per il movimento anarchico, una prova che la lotta per l’anarchia e la libertà é l’unica maniera decente di opporsi al totalitarismo del nostro tempo.


“En parte debido a sus estudios, en parte debido a su trabajo, en parte porque se” europeizaron “, algunxs parecen olvidar con más facilidad lo furiosos que están por el estancamiento social y político de Grecia. Todavía otrxs sacudieron el polvo de sus pies por la decepción que siguió a la ira, prometiéndose a sí mismos que nunca volverían a mirar hacia atrás. Pero luego llegan esos momentos de “volver a despertar”, cuando la muerte de la libertad está cerca y la humanidad pierde su valor. En momentos como esos, se imaginan tomar el primer avión y regresar para bajar a las calles. ¡SOLIDARIDAD CON NIKOS ROMANOS!


DATE LE DIREZIONI DELL’UNIONE EUROPEA E LA CACCIA ALLE STREGHE GLOBALE CONTRO IL “TERRORISMO” DOPO L’11 SETTEMBRE, LE LEGGI ANTITERRORISTE SONO DIVENTATE UN GRANDE CAMPO DI BATTAGLIA CONTRO I NEMICI DELLO STATO GRECO TANTO INTERNO COME DI ALTRO TIPO. IN QUESTA SITUAZIONE QUANDO LO STATO TENTA AMPLIARE L’APPLICAZIONE DELLE LEGGI A NUOVI GIUDIZI CHE TIPO DI AZIONI DOVREBBE PRENDERE IL MOVIMENTO PER RISPONDERE A QUESTA INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE?

Nikos Romanos: Per me, c’è un bisogno imperativo di creare iniziative politiche di leggi anti-terrorismo, che costituiscono il campo di battaglia dell’applicazione di sanzioni penali contro di noi. Dobbiamo diffondere la notizia che questo può influenzare le altre persone coinvolte nella lotta se le loro azioni creano ostacoli agli interessi capitalistici. Saranno anche accusatori della legge antiterrorismo (187A).

Ad esempio, i residenti di Skouries (Chalkidiki) sono stati perseguitati per terrorismo perché hanno preso misure contro lo sviluppo capitalista e il saccheggio della natura. Ciò richiede un’attenta analisi politica. È pericoloso fare due categorie di persone accusate della legge “antiterrorismo”. Da un lato, le autorità lo stanno usando contro coloro le cui azioni potrebbero essere descritte come una strategia di guerriglia urbana e, d’altra parte, la stanno usando contro persone di parti completamente diverse della società.

Chiamare un fronte per combattere la legge “antiterrorismo” non significa mantenere le illusioni che sarà abolito. La Grecia è uno stato dell’Unione europea; Ha un ruolo specifico nel capitalismo della regione ed è disposto ad applicare incondizionatamente tutte le indicazioni dell’UE in materia di sicurezza e immigrazione. Indipendentemente dal partito al potere, la Grecia non abolirà la legge “antiterrorismo”. La legge contro il terrorismo è “inseparabile” dagli interessi dello Stato greco. Pertanto, la lotta contro il 187A deve rivelare proprio questa connessione. Dobbiamo attaccare sia la continuazione locale della retorica americana della “guerra al terrore” sia le mendaci narrazioni della sinistra socialdemocratica di SYRIZA. Di fatto, tutto ciò di cui parlano di diritti umani cessa magicamente quando sono in gioco gli interessi dello stato e dei capitalisti.

Una lotta comune contro il 187A deve sottolineare le contraddizioni interne del sistema, mostrare il ruolo delle leggi antiterrorismo nel funzionamento degli stati dell’UE e inviare un potente messaggio di solidarietà a tutte le persone nel mondo che sono imprigionate da questo tipo di leggi. Mi piace, creerebbe problemi politici attorno alle invasioni crociate contro il terrorismo della nostra era. Provocherebbe danni politici permanenti per l’esistenza criminale della legge 187A, dello Stato e del capitalismo, che avvelena tutti e intossicano e distruggono le nostre vite.

Stabilire questa offensiva può fornire una base ai compagni per comunicare, agire e intraprendere un contrattacco generale contro il complesso capitalista e contro tutti i suoi tentacoli mortali. Ecco perché credo che un’iniziativa come questa sia cruciale per l’evoluzione delle lotte sovversive nel nostro tempo.

Spagna: Lisa trasferita in Catalonia (13/03/2019)

19 Marzo 2019 Commenti chiusi
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Lo scorso mercoledì sera, 13 marzo, abbiamo ricevuto una chiamata delle compagna che ci ha informato di essere stata trasferita in Catalonia, concretamente a Brians 1.

Il suo regime penitenziario rimane lo stesso al quale era sottoposta al Soto del Real, secondo grado, senza controllo e senza limite sulla corrispondenza, e senza l’isolamento.

Continuiamo ad incoraggiarla scrivendole ed esprimerle la solidarietà:
Lisa Dorfer
C.P Brians I
Carretera de Martorell a Capellades, Km 23
08.635, Sant Esteve Sesrovires
España